LA FIDUCIA È UNA COSA SERIA

Giuliano Bruni

Presidente Dipartimento regione Toscana ANS (Associazione Nazionale Sociologi), giornalista

LA FIDUCIA È UNA COSA SERIA

Una reciproca fiducia guida le nostre azioni quotidiane

La fiducia è una cosa seria” è una massima sempre attuale, anche se oggi la fiducia è sempre più minata dal suo opposto, la sfiducia. Sfiducia che sta diventando sempre più dilagante in una società moderna e globalizzata. Infatti la riduzione delle distanze fisiche tra persone, nazioni e continenti, grazie alla rete, rende la conoscenza reale dell’altro sempre più difficile, creando “Non conoscenza dell’altro.” L’essere umano ha bisogno di certezze e punti di riferimento solidi per affrontare il quotidiano. Si usa dire “La società ti accudisce dalla culla alla bara“. Tutto è sapientemente e apparentemente organizzato e mosso da una fiducia reciproca. Abbiamo a disposizione tante procedure di comportamento consolidate e giustificate da chi è nato prima di noi. Dalla nascita ci caliamo nel ruolo di “Cittadino” e le agenzie di socializzazione aiutano a fare il resto. La famiglia è il primo passo verso la socializzazione. Pensiamo al neonato: tutti lo accudiscono con amore. Pensiamo all’importanza delle figure genitoriali nel percorso di crescita e di acquisizione di fiducia e a quanto il ruolo dei genitori sia importante per infondere e dare fiducia e sicurezza al proprio figlio. La fiducia è il risultato di un percorso che inizia in famiglia e si sviluppa grazie alle esperienze che di volta in volta affrontiamo. Tutto quello che muove la Società e, nello specifico i rapporti interpersonali e sociali, è fondato su relazioni comunicative, affettive, lavorative che si basano, a loro volta, su una reciproca fiducia, Sentimento che guida le nostre azioni quotidiane in modo automatico e inconsapevole. Ci fidiamo di ciò che viene descritto di un oggetto come ci fidiamo della onestà del commerciante che ce lo propone. Non ci fermiamo a riflettere né ci facciamo prendere dal dubbio, anzi: tranquillamente comunichiamo i nostri dati sensibili alle grandi aziende dell’e-commerce. Nessuno ci garantisce – se non la stessa azienda – che nessun altro ne verrà a conoscenza. Eppure ciò che sempre più spesso rileviamo è la sfiducia nelle istituzioni che dovrebbero garantire la nostra identità di cittadini. Le attuali espressioni dei cosiddetti no-vax ne sono la pratica dimostrazione. Non solo: non ci rendiamo conto che i nostri rapporti via internet non sono più con altri interlocutori ma con degli algoritmi. Da qui la progressiva e sempre più pervasiva disumanizzazione della comunicazione. Non a caso la politica che – secondo la più classica delle definizioni – dovrebbe essere l’arte più alta da esercitare appare ridotta ad una – e nemmeno la più dotata di appeal – serie di rappresentazioni dello show-business. Il lavoro stesso appare alle nuove generazioni – allo stesso tempo – come un miraggio e come la posta di una scommessa cui solo il capitale sociale della famiglia può garantire la vincita. Il fenomeno dei neet ne è l’effetto più drammatico. Una nuova categoria sociale emersa in questi ultimi venti anni: accanto e insieme ai disoccupati e i non ancora occupati vi sono coloro che né studiano, né lavorano né sono impegnati in corsi di apprendistato. Come ricostruire rapporti e relazioni in cui ognuno si può affidare all’altro quando questo altro è una costruzione evanescente, una maschera dietro la quale non riusciamo più ad indovinare il volto? Eppure – e le nuove forme di contestazione dell’ordine esistente che la generazione dei millennials hanno iniziato a costellare le nostre società - possono esserne i prodromi : hic Rodhus, hic salta: forse la lampada di Diogene ha iniziato a illuminare la fiducia che sembra scomparsa. Il Focus di questo numero, aperto da una vignetta sul tema di Franco Domenici, affronta la tematica delle nuove generazioni. E’ una analisi del mondo dei giovani caratterizzato da una società che mette in crisi, con i suoi cambiamenti sociali, i nostri giovani e che non riesce ad arginare la dispersione individualistica alla quale sembrano destinati. Bruni e Spini anticipano il Focus con domande e risposte sulla tematica sopra indicata. Sempre Spini apre il focus con alcune brevi considerazioni. Segue Enrico Cheli che evidenzia come gli adolescenti siano tipicamente critici e ribelli nei confronti degli adulti, ma la generazione dei millennials sembra fare eccezione mostrando, una spiccata accettazione dello status quo, un aumentato disinteresse per la politica e perfino per la propria realizzazione personale e professionale. Poi Alessandro Pagnini Come ripensare allora l’educazione? Da naturalisti “esteti”; con il conforto delle neuroscienze cognitive, della psicologia sociale, dell’ergonomia cognitiva, della filosofia della mente. Continua Emma Viviani che pone l’attenzione sullo spazio di vita delle persone diverso dalle ordinate geometrie cartesiane, caratterizzato dai sentimenti e dai valori che ne animano le azioni. Marco Sabadini affronta il tema dell’educazione focalizzando l’attenzione sul cosiddetto “maleducato” e le pratiche di marginalizzazione sociale messe in atto nei suoi confronti. dalle stesse istituzioni educative. Il contributo di Cristina Antoniazzi è invece dedicato alla ricostruzione del processo che a partire dagli anni 60/70 ha visto la trasformazione del tradizionale modello educativo fondato sull’autoritarismo nel suo opposto “permissivista. Infine Sergio Teglia con il suo richiamo alla responsabilità delle figure parentali nell’educazione dei propri figli. La sezione Varia umanità apre con Dania Meoni che affronta il tema del “Genere“ e della problematica della parità fra i generi sottolineando che “parità” non significa cancellazione delle differenze fra generi ma, al contrario, mantenimento di quest’ultime all’interno di contesti caratterizzata dall’uguaglianza dei diritti. Segue Federico Bilotti che ci fa vedere il mondo dall’alto, guardare le cose da un punto di vista privilegiato e diverso attraverso la mongolfiera. Della mongolfiera imitiamo la calma, la discrezione, la capacità di vedere le cose nella loro giusta dimensione, cogliendo sempre il miglior punto di vista. A seguire Nunzia Scariati che mette in evidenza l’importanza del Manager nel contesto della fase pandemica all’interno del sistema Politico-Economico. L’intervento di Sabrina Gatti che sottolinea l’importanza dell’Empatia e della capacità di ascoltare e di comprendere, e soprattutto di rispettare il prossimo, in poche parole tanti aspetti di un solo modo di essere: l’essere gentili. Poi Matteo Vinattieri sottolinea l’importanza della mediazione scolastica dimostratasi efficace nella risoluzione dei conflitti tra pari e nella prevenzione di forme di bullismo e atti di violenza. Massimiliano Gianotti mette in risalto quanto, soprattutto nei periodi di lockdown, la salute psicofisica della popolazione sia stata fortemente stressata andando ad inasprire quel male che si annida proprio in famiglia. Alessandro La Noce argomenta su una rivisitazione della fiaba di Pinocchio con occhi diversi. Poi Pietro Zocconali che sottolinea l’importanza di rendere consapevoli le nuove generazioni sulla fragilità del pianeta, non più sicuro come un tempo. Conclude la sezione varia Umanità Clemente Iannotta sull’importanza della formazione per gli adulti. Come abitudine non mancano le rubriche “Dalla parte dei genitori” dello psicologo Sergio Teglia e “Cinema e Società“ curata dalla sociologa Patrizia Gherardi e le notizie della nostra Associazione ANS Toscana.