DOPO IL BUIO, LA LUCE

Giuliano Bruni

Presidente Dipartimento regione Toscana ANS (Associazione Nazionale Sociologi), giornalista

DOPO IL BUIO, LA LUCE

DOPO IL BUIO, LA LUCE

La crisi che, a livello globale, stiamo attraversando è sotto gli occhi di tutti: pandemia, guerra con potenziale rischio nucleare, immigrazione incontrollata, calamità naturali come incendi alluvioni, terremoti, siccità, inflazione conspettro di recessione, surriscaldamento globale, cambiamenti climatici, crisi energetica. Tanti sono i motivi che ci impediscono di vivere serenamente. Dopo anni di sicurezza economica in cui i limiti dell’uomo e dell’energia, fonte indispensabile per la sua sopravvivenza, sono sempre stati messi da parte ci troviamo oggi a rimettere i conti di comportamenti e stili di vita non corretti. Quello che sarebbe utile fare per un domani migliore viene trascurato, e questo è causa dei disastri naturali che sono diventati sempre più frequenti. Viviamo una “insicurezza collettiva”, citando il famoso sociologo Zygmunt Bauman, causata da paure esistenzialiste edincertezze, dominate dall’incontrollabilità delle decisioni del singolo individuo e del pubblico. La forbice delle scelte tra pubblico e privato si fa sempre più ampia creando così una insicurezza nell’agire e uno scarico di responsabilità che impedisce di trovare soluzioni a questa crisi socio economica globale che sembra interminabile. Chi fa; Che cosa; E quando. Non voglio essere pessimista; tutt’altro. Ho sempre creduto che l’essere umano abbia indubitabili capacità nell’affrontare con intelligenzale situazioni problematiche che continuamente ha di fronte. Una condizione di crisi porta ad un riscatto, al trovare nuove idee, nuove risorse per uscirne. D’altronde, si sa! Dopo il buio c’è semprela luce. Queste situazioni più o meno volute o più o meno prevedibili hanno portato ad una povertà che continua adilagare come un torrente in piena travolgendoi diversi strati sociali della nostrasocietà, laddove, prima, era limitataa persone ai margini della società come: persone devianti, barboni, clochard, persone che non volevano lavorare; insomma diciamo ben etichettate e ben visibili,ora le cose sono cambiate. Il poverodi oggi è, anche, colui che ha un lavoro precario, o non regolarizzato, o che, licenziato,non riesce a trovarne un altro. I nuovi poveri oscillano al di qua e al di la della linea dello stato di bisogno. Questa condizione di povertà è spesso non visibile ai nostri occhi sia per paura, siaper ritegno delle persone interessate chenon vogliono esternare questo disagio per non essere declassificate ed escluseda certi gruppi sciali. La povertà velata, viene spesso sottovalutata;sembra che non ci riguardi da vicino,ci rifiutiamo di vederla. Senza parlare di numeri e dati statistici, una delle cause principali della povertà è la disoccupazioneche ormai riguarda diverse fasce dietà. No reddito fisso, no possibilità di curarsi nel privato, di avere altre opportunità, di avere altri benefici socio-economici individuali, di pensare al futuro in mododegno. Ecco l’importanza di non esseremiopi nell’abbattere queste fragilità attraversovere e sane politiche del lavoro.Vediamo adesso gli argomenti trattatiin questo numero della rivista che apre,come consuetudine, con un’intervistadedicata al professore Pietro Causaranoche ci relaziona, da storico quale è, sullapovertà, sui suoi gradi e sulle sue dimensioninel tempo.Dopo la simpatica vignetta satirica sulla povertà del nostro Franco Domenici si apre il focus dedicato interamente all’analisi dell’emergenza socio-economica quale è “La povertà”. I nostri esperti leggono il fenomeno “povertà” in tuttele sue più varie sfaccettature evidenziandone le cause e cercando di trovare una possibile soluzione. Il nucleo monotematico si apre con uncontributo di Andrea Spini su, come la povertà non derivi dalle dinamiche delle strutture socio-economiche ma dal mancato impegno individuale nell’affermare il proprio potere. Segue Federico Bilottiche rimarca il paradosso delle differenziazioni sociali in una economia in continua espansione. Poi Andrea Borghini che risponde all’interrogativo “Cosa intendiamoper povertà relativa”? A seguire Emma Viviani che sottolinea quanto questo fenomeno sociale - la povertà - vadacollocato in ambiti spaziali e culturali e approfondito in una dimensione territoriale di Welfare. A seguire Rosa Baroneche rileva quanto la pandemia sia stata un “acceleratore” della vulnerabilità umana proponendo come soluzione un nuovo “welfare civile di comunità”. Infine in chiusura Gerardo Pastore proponealcune storie di povertà che hanno il carcerecome epilogo.
Varia Umanità
In questa sezione, Massimilano Giannotti rimarca quanto, anche se non ci piacesentirlo dire, siamo condizionati nelle nostre scelte e nei nostri comportamenti. Si continua con un approfondimento sui danni emotivo-relazionali della gestione pandemica. Argomento sempre più dibattuto e che trova nella nostra rivista Enrico Cheli e Cristina Antoniazzi che trattano il problema in modo esaustivo. Poi un contributo di Sabrina Gatti che mette in luce quanto l’evoluzione umana e sociale non sempre tenda ad uno stadio più alto di civiltà. Sergio Tegliada risalto all’importanza dell’intelligenza emotiva per una società più autentica e con meno conflitti. Riccardo Sgherri sottolinea quanto sia importante il lavoro,sempre più difficile a trovarsi, nella realizzazione della persona. A conclusione Silvia Cocchini propone una riflessione sul disturbo mentale visto ancora oggicome un tabù. Infine la rubrica ”cinema e società” curata da Patrizia Gherardi e la rubrica “Dalla parte dei genitori” dello psicologo psicoterapeuta Sergio Teglia. A seguire informazioni dal Dipartimento di sociologia ANS Toscana. Approfitto di queste righe per augurare a tutti i lettori auguri di “Buone Feste” da parte e mia e di tutta la redazione.
Buona lettura.