Il teatro come rappresentazione della società

Giuliano Bruni

Presidente Dipartimento regione Toscana ANS Associazione Nazionale Sociologi, giornalista

Possiamo sicuramente definire la nostra come società dell’apparenza tanto più oggi nella post modernità. Quello che abbiamo davanti è un sistema stratificato con ruoli sempre più stereotipati, variegati e complessi socialmente imposti, anche se alcuni di essi ci danno sicurezza e ci guidano nel labirinto della quotidianità. Erving Goffman sociologo canadese propose nel suo lavoro del 1959, La vita quotidiana come rappresentazione di utilizzare la metafora drammaturgica per comprendere il sistema di relazioni sociali nei quali siamo coinvolti quotidianamente: come a teatro agiamo sulla ribalta indossando la nostra migliore maschera che quasi mai, però, corrisponde al volto che vediamo nello specchio del camerino in cui ci ritiriamo dopo la nostra performance pubblica. Cosa dedurne? Che le nostre relazioni sociali non sono altro che un gioco di maschere nelle quali nascondiamo il nostro vero volto? Che il senso e il significato delle nostre azioni è soltanto l’espressione del fragile equilibrio che continuamente cerchiamo di mantenere nei nostri rapporti con l’altro? Oppure che maschera e volto non sono così distanti, che la maschera è il nostro volto? Noi non vediamo mai il volto dell’altro, come l’altro non vede mai il nostro....
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