Tradurre la malattia
La percezione della pratica sanitaria nell’accoglienza, tra antropologia medica ed esperienza migratoria

di Marina Morganti

Tradurre la malattia<br>

La percezione della pratica sanitaria
nell’accoglienza, tra antropologia
medica ed esperienza migratoria

L’operatore sanitario a contatto con la popolazione migrante si trova a farsi carico della salute di persone che provengono da contesti culturali e religiosi altri e che hanno concezioni mediche e percezioni del proprio corpo diverse. Parlando di competenze mediche si pensa a tecniche specialistiche ma, contemporaneamente, ammettere che l’ambito sanitario è fatto da professionisti e da tecniche precise ci permette di riflettere sul fatto che in realtà altre competenze sono alla portata di tutti. Ognuno di noi ha avuto esperienza della malattia, della sofferenza, così come delle pratiche di cura e di quale sia il linguaggio migliore da utilizzare per comunicare la propria situazione di salute. Padroneggiamo molti termini tecnici, ci somministriamo medicinali, gestiamo gli stati del nostro corpo e interveniamo su di esso, sappiamo descrivere il nostro stato di salute nella maniera più efficacie possibile. Quello che conosciamo della salute, della malattia e delle pratiche di cura, è qualcosa che abbiamo imparato e messo in atto attraverso sistemi e saperi non solo scientifici ma anche culturali. Andiamo dagli specialisti secondo quanto abbiamo appreso dalla nostra specifica realtà culturale che ha reputato quelle figure affidatarie di un preciso sapere medico e di specifiche tecniche portatrici di potere curativo. Se il linguaggio tecnico non dovrebbe essere fraintendibile, il linguaggio dei non addetti ai lavori può essere un misto tra il tecnico ed il culturale-simbolico, un sistema...


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