La psico-socialità dell'uniforme

di Massimiliano Gianotti

La psico-socialità dell'uniforme

Dietro una divisa oppure ad una lustra uniforme c’è una realtà di simboli, credenze e memorie che influenzano sia il contesto sociale di appartenenza, sia la psicologia del singolo individuo che le indossa. Si tratta di dinamiche miscelate tra conformismo ed individualismo, tra pro e contro, tra disciplina ed intolleranza, tra regole ed eccezioni. Un mix emozionale trasmesso da chi indossa queste forme di abbigliamento verso chi si trova ad assorbirne il riflesso sociale. Insomma, un pezzo di stoffa che ha però l’imponente forza di far scaturire valori di gruppo e singole emozioni. D’altro canto, si dice anche che il fascino della divisa crei appeal, ma il fatto vero è che crea anche paradossi tra identità sociale ed identità personale. Le divise sono nate sui campi di battaglia per distinguere, a colpo d’occhio, gli amici dai nemici. Con il tempo si sono poi trasformate in simboli a favore della ritualizzazione, mentre oggi vengono principalmente indossate dagli appartenenti alle Forze dell’ordine oppure a gruppi giuridicamente e socialmente riconosciuti e che si curano anche di sicurezza ed emergenza. Per tutti c’è l’esigenza di segnalare l’appartenenza ad un insieme esaltandone rispetto, senza colpo ferire, per veicolarne messaggi di superiorità percettiva. Anche il disegno stilistico è da sempre studiato nei particolari. L’enfatizzazione della spalla larga, soprattutto nelle giacche, è creata per incentivarne la mascolinità; il girovita stretto e le spesse cinture per trasmettere linearità e vigore, ma...


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