The WALL: erigere o abbattere muri

di Patrizia Gherardi

The WALL: erigere o abbattere muri

Pink, nella trama dell’album The Wall dei Pink Floyd, è un personaggio fragile, le cui esperienze di vita, le cui paure ed insicurezze lo portano a rinchiudersi in un muro metafisico che lo auto-esclude dalla società, in uno spazio abitato da mostri inquietanti. I fantasmagorici cartoni animati di Gerald Scarfe proiettati su uno schermo circolare durante i concerti della band hanno segnato un’epoca. The Wall cattura l’attenzione e porta la riflessione sul concetto di muro nelle società contemporanee. Quanti e quali muri, oltre quello psicologico, innalziamo o riusciamo ad abbattere? Il 9 novembre 1989 il mondo ha assistito alle immagini in diretta di centinaia di persone che festeggiavano il crollo del muro che divideva la città di Berlino. Si alimentava il sogno di un Europa unita, senza più barriere e steccati ideologici. Eppure oggi nel nostro continente si assiste all’edificazione di muri fisici ovunque. Il grande muro di Calais, la barriera che impedisce ai migranti l’assalto ai traghetti che attraversano la Manica dalla Francia; i 175 km di filo spinato, alto 4 metri, che divide l’Ungheria dalla Serbia; le due distinte barriere alte 3 metri, lunghe 8 chilometri a Melilla e 12 a Ceuta, costruite per controllare l’immigrazione irregolare marocchina; la recinzione di filo spinato che segna il confine tra Grecia e Macedonia per bloccare l’ingresso ai migranti siriani, iraniani e afghani i cui paesi sono devastati dalle guerre.


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