Aria Ferma Film di Leonardo Di Costanzo

di Patrizia Gherardi

Aria Ferma 
Film di Leonardo Di Costanzo

Immaginate un grande carcere fatiscente e immerso nellfaspro entroterra della Sardegna, con un nucleo centrale tondo da cui partono a raggiera sette blocchi composti da centinaia di celle. I giardini e gli orti sono incolti, i lunghi corridoi interni sono in rovina, le porte delle celle aperte e dal silenzio emerge la memoria delle vite che le hanno condivise. Ci sono rimasti solo 12 detenuti, tutti raggruppati nel cerchio. Le loro nicchie si affacciano sullo stesso salone, al centro del quale si alternano le guardie carcerarie. Lfergastolano Carmine Lagioia sussurra allfagente di custodia Gaetano Gargiuolo: È tosto staf in galera, he? – Tu stai in galera, io no! – A sì? Non me nfero accorto. Su questo breve scambio di frasi si distende la trama del film e lentamente le regole di separazione sembrano avere sempre meno senso. Fin da subito non esistono buoni e cattivi. La scintilla di umanità tocca tutti i personaggi in modo indistinto. Per lo spettatore è chiaro che chiudere la mensa interna e farsi portare un miscuglio di ingredienti dal sapore informe da una ditta esterna non è ammissibile neppure se il tuo passato è segnato da azioni funeste. Quando la minaccia di uno sciopero della fame si concretizza, Carmine Lagioia propone di fare da cuoco e riaprire la cucina. Tu sai che per Gaetano Gargiuolo è rischioso accondiscendere ma sai anche che accettare è la scelta più sensata, lfalternativa sarebbe lfuso della violenza legalizzata. La disposizione delle celle in cerchio ricorda il concetto di panottico del filosofo ed economista inglese Jeremy Bentham: uno spazio ideato e realizzato con il fine di indirizzare la condotta dei singoli in quanto sottoposti a costante controllo da un unico punto centrale. La prossimità in realtà ribalta i rapporti e i personaggi a poco a poco si concedono gli uni agli altri nellfintimo. Espiazione o Redenzione? Il dilemma ha guidato le riforme carcerarie a partire dal XVIII secolo, la dottrina giuridica illuminista ricusa il principio della pena come punizione, tuttavia lfuso della catena al piede per i condannati ai lavori forzati, la camicia di forza e la cella oscura vennero soppressi per la prima volta nel 1891 durante il periodo ggiolittianoh. Il principio ispiratore alla base delle moderne legislazioni europee vede la pena come mezzo di prevenzione e sicurezza sociale, ma resta tuttfoggi difficile progettare percorsi concreti per offrire ai detenuti la possibilità di ottimizzare le proprie attitudini e di accrescere le prospettive di reinserimento nella società dopo la liberazione. Analogamente scarseggiano le azioni volte a motivare il personale penitenziario, a riconoscerne il ruolo sociale e professionale, a supportarlo nel duro lavoro quotidiano e a preservarlo dal contagio emotivo della sofferenza e della violenza. Il film non racconta di fate e di draghi ma di scenari fattibili che qui si sono compiuti per una pura casualità.


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