Dottori senza camice… Ad un anno da inizio pandemia

Dottori senza camice…

Ad un anno da inizio pandemia

Dottori senza camice…

Ad un anno da inizio pandemia


Quando l’Italia si è fermata alcune professioni non hanno potuto farlo...

Noi operatori del sociale rientriamo in quelle professioni e così abbiamo indossato quel camice per noi assistenti sociali immaginario e siamo scesi in campo cercando soluzioni e metodi alternativi per fronteggiare le nuove problematiche emergenti e garantire le prestazioni ritenute urgenti.

Proviamo a seguire i nostri utenti telefonicamente, via email per chi può e per chi ha la connessione internet, mettiamo anche a disposizione un telefono cellulare con servizio whatsapp, si quell’ app che solitamente usiamo per mandare foto ai nostri cari o note vocali ai nostri amici ma vogliamo trovare tutti i modi anche i più semplici per garantire la nostra presenza.

Organizziamo su due piedi un servizio di consegna spesa e farmaci a domicilio per anziani; gli anziani che solitamente non avevano bisogno dell’assistenza domiciliare ma che venivano al nostro centro diurno per stare insieme, gli stessi anziani che due volte l’anno partivano con noi per una gita e durante l’estate per un soggiorno estivo. Attiviamo un servizio di aiuto compiti in supporto alla DAD, prendiamo contatti con le insegnanti per vedere chi è più in difficoltà e chi non ha strumenti per poter collegarsi online. Ci inventiamo modi per stare vicino a bimbi con disabilità con video chiamate da parte delle nostre educatrici. Attiviamo un servizio telefonico semplicemente per supporto morale ed una chiamata amica. Troviamo modi per aiutare le famiglie già fragili a costruire delle routine che rendono le giornate più serene, proponendo attività per i figli e ascoltando i genitori. Si chiedono indirizzi all’amministrazione comunale per capire come muoverci e collaboriamo ancora di più in stretto contatto anche se da lontano con il terzo settore. Si creano scale di priorità, si cerca di costruire nuove griglie di orientamento per organizzare un nuovo lavoro.


Abbiamo dovuto reinventarci cercando una sinergia con tutti gli attori presenti sul territorio.

Ma il più delle volte abbiamo visto che non è semplice e ci scontriamo con il dilemma etico: il cellulare del lavoro squilla, squilla di continuo anche se sono le nove di sera e le persone continuano a venire lo stesso al front-office del Comune anche senza appuntamento perché devono per forza parlare con l’assistente sociale e molte volte l’etica morale della solidarietà vince perché sai che hai a che fare con persone che l’emergenza, la paura la vivono tutti i giorni e non riescono nonostante i tuoi grandissimi sforzi a capire il nuovo metodo di lavorare. Allora rispondi anche se sei stanca, anche se sei rientrata a casa dalle persone che ami, ASCOLTI anche se i decreti dicono di fare altro e ASCOLTI, l’unica cosa che un assistente sociale può fare sempre, di presenza o al telefono, se ha risorse economiche o se non ne ha, se ha tempo o se è oberato di lavoro: ASCOLTARE. Perché noi cari colleghi diciamocelo bene siamo abituati a lavorare in emergenza, per tanti può essere sembrata una parola nuova ma per noi che la vita dei più fragili la frequentiamo ogni giorno, questa parola non lo è stata.

.Emergenza è quando ti occupi di una famiglia dove ogni giorno c’è un conflitto e una violenza, emergenza è quando segui un migrante senza nulla, emergenza è quando cerchi di rendere migliore gli ultimi anni di vita di un anziano e quando cerchi di dare un futuro a dei minori, emergenza è quando affronti una povertà che spesso non ha nulla a che fare con la povertà economica, emergenza è quando cerchi una casa o porti il cibo a chi cibo non ne ha…..

Quante volte ho visto la giornata lavorativa stravolgersi per una segnalazione di maltrattamento o una mamma da collocare entro la serata con i figli.

Per questo quando il governo ha emanato vari provvedimenti urgenti per l’emergenza covid, fra cui i buoni spesa, ho pensato che non hanno capito a pieno il nostro lavoro nonostante ci abbiano affidato questo compito. Si, giusto coinvolgere gli assistenti sociali, quelli che sono sempre in prima linea quando si parla di soddisfare i bisogni, di rispondere ai problemi ma ascoltarli prima in un tavolo operativo sarebbe stato molto più importante. Perché il buono spesa è una toppa e nemmeno così spessa, queste toppe quanto dureranno? Ma anche lì con quello che ti viene concesso dall’alto cerchi di sviluppare al meglio un processo per rendere effettivo l’ordinanza sui buoni spesa con la speranza di sostenere al meglio e con dignità le persone, lavorando senza orari, confrontandoti, studiando il tuo territorio e le persone che dovrai aiutare, rimandando il tutto al tuo codice deontologico e a quei riferimenti della costituzione italiana, quando si parla di rispetto della dignità della persona, di uguaglianza, di diritti di cittadinanza, di comunità.

E’ difficile fare questo lavoro...molte volte ci sono giornate talmente buie che vorresti lasciare tutto ma in fondo come nel miglior film d’amore che si rispetti si conclude sempre con “Si, lo voglio”….voglio fare questo lavoro!

Questa lettera nasce grazie alla lettura di “Le storie…nei giorni del Covid” pubblicato dal Consiglio Nazionale ordine assistenti sociali.

Grazie a tutte le colleghe/i nelle vostre parole mi sono ritrovata.




Daniela Romei







Ritorna alla sezione notizie